lavoroprevidenza
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martedì 7 settembre 2010
INAIL: malattia professionale e denuncia telematica
L´INAIL, con delibera n. 42/2010, ha affermato che in caso di denuncia per malattia professionale inviata per via telematica, il certificato medico va rimesso all´istituto solo se esplicitamente richiesto....


domenica 5 settembre 2010
Consiglio di Stato: DURC ed esclusione dalla gara d´appalto
Con sentenza n. 5936 del 24 agosto 2010, la V sezione del Consiglio di Stato ha affermato che nella procedura per l´affidamento dell´appalto non grava sul committente alcun obbligo finalizzato ad accertamenti sull´entità e la natura delle irregolarità individuate nel DURC (Documento Unico di Regolar...


mercoledì 1 settembre 2010
Infortunio sul lavoro: sindacato parte civile anche per i non iscritti
Scarica qui il testo della sentenza...


martedì 31 agosto 2010
Lavoro domestico, comunicazioni obbligatorie guidate
L´INPS comunica che è disponibile sul sito una nuova versione della comunicazione obbligatoria per l´attivazione di un rapporto di lavoro domestico.
(Messaggio INPS 20/08/2010, n. 21567)...


martedì 24 agosto 2010
Telecamere non autorizzate sul posto di lavoro
Scarica qui l´approfondimento a firma dell´Avv. Maximilian Maria Russo del foro di Milano e collaboratore della nostra rivista internet...


giovedì 5 agosto 2010
CONTRIBUTI PREVIDENZIALI DA FISCALIZZAZIONE ONERI SOCIALI
Occorre rivolgersi al giudice ordinario e non al giudice tributario nel caso di controversia riguardante la debenza di contributi previdenziali collegati ad interventi di fiscalizzazione degli oneri sociali in favore di un’impresa, ancorché richiesti dall’I.N.P.S. mediante cartella esattoriale, cons...


lunedì 2 agosto 2010
Infortunio in itinere ed uso del mezzo proprio
Con sentenza n. 17752 del 29 luglio 2010, la Cassazione ha affermato che, ai fini del riconoscimento dell´infortunio in itinere, è necessario che l´uso del mezzo proprio sia strettamente necessario, cioè senza una alternativa reale di mezzi pubblici....


giovedì 29 luglio 2010
OMESSA PRONUNZIA SULL’ISTANZA DI DISTRAZIONE DELLE SPESE
In caso di omessa pronuncia sull’istanza di distrazione delle spese proposta dal difensore è ammissibile – anche valorizzando il disposto del secondo comma dell’art. 93 c.p.c. - il procedimento di correzione degli errori materiali, poiché la suddetta omissione si configura, ordinariamente, come il f...









   giovedì 28 gennaio 2010

Il senso del capitale umano

Funzione del C.S.R.: “ Se tutto ha lo stesso valore, vuol dire che tutto diventa indifferente” ( Dahrendorf)
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Articolo del Prof. Sergio Sabetta

L’uso non troppo felice del termine forza lavoro acquista nella sua brutalità un significato piuttosto negativo in riferimento all’uomo come complessità della persona, essere umano dotato di diritti e doveri ma soprattutto di mille sfaccettature e sentimenti ; a sua volta il termine capitale umano viene a nobilitare l’essere riconoscendone un valore nell’ambito economico, ma al contempo è riduttivo nei termini in quanto unidimensionale nelle sue potenzialità.
Entrambi peraltro possono essere letti specularmente come forza consumo o, con visione più umanistica, quale capitale di consumo, si ottiene comunque nella doppia valenza indicata una unidimensionalità dell’essere, una valutazione dello stesso solo sotto i due aspetti economici dell’elemento produttivo e parallelamente del consumatore di quello che è stato prodotto; la differenza sostanziale è che il termine capitale presuppone una considerazione maggiore e quindi una cura più attenta se non altro per una sua sostenibilità nel tempo.
All’inizio vi è la necessità di soddisfare i bisogni primari, ma un’economia fondata su tali bisogni è una economia povera, a questi subentrano i bisogni secondari di relazione e di autorealizzazione con i relativi i beni, vi è quindi una ulteriore espansione economica, ma questa rimane pur sempre limitata, pertanto nella necessità di una espansione infinita deve ampliarsi il mercato, ossia il desiderio; l’economia si trasforma nel sollecito continuo di tale sentimento che all’estremo diventa cupidigia, quello che Heidegger ha connesso alla natura umana propria dell’essere progettante per le possibilità manifeste viene spinto in un circolo vizioso di irrealizzabilità e distruttività.
Le relazioni umane di scambio sono fondate su accordi orientati dai valori, i quali nel permettere il formarsi di un giudizio creano le emozioni di approvazione o disapprovazione, nel sociale sono questi che impiantano le ideologie collettive come innestano i sistemi dei desideri materiali economici a cui la politica si conforma.
Qualsiasi desidero e per analogia consumo diventa quindi accettabile in presenza di un valore di economicità finanziario spinto all’estremo.
In questa possibile deriva auto-catalitica dell’attività produttiva il CSR reporting può essere l’elemento che può favorire un ripensamento nel sistema, la circostanza che impone una riflessione alle imprese; nella distinzione tra due culture, fornire servizi e beni socialmente desiderabili ed utili prodotti in termini responsabili o soddisfare desideri artefatti e produrre in termini distruttivi, vi è consapevolezza che dare contezza in bilancio dei comportamenti socialmente responsabili non vuol dire automaticamente la presenza di una sensibilità maggiore, ma certamente è segnale di una possibile maggiore predisposizione.
La stesura di un bilancio sociale e ambientale permette di evidenziare i punti di forza e debolezza nel sistema di relazioni in cui si inserisce l’azienda, si ottiene una legittimazione sociale fondata non esclusivamente sul successo economico a breve periodo, ma sull’affidabilità e quindi sulla sostenibilità nel tempo cosa che non può verificarsi con gli attuali indicatori prevalentemente economico-finanziari (Perrini – Vurro).
Quanto finora detto per il privato vale ancor più per il pubblico, la cui funzione non può limitarsi a gestire il quotidiano né tanto meno solo a sostenere la produttività nazionale, in realtà qualsiasi apparato pubblico è anche specchio del sociale esistente ed elemento di sollecito e direzione del sistema economico, non esiste una neutralità economica.
Il CSR reporting diventa quindi per ciascun ente pubblico, compresi gli organi di controllo esterni, un obbligo innanzitutto morale di esternare il sistema di relazioni creato e la rete nella quale agisce, ancor più se il pubblico delega società private anche se partecipate il potere di gestione e di intervento con una valorizzazione economica del buon andamento che può andare a scapito degli altri principi di giustizia sia sociale che legale.
L’instabilità e la variabilità a cui si è andati incontro non porta automaticamente al miglioramento, come ormai si è più volte assodato; le offerte di scelta che hanno soppiantato le certezze devono comunque appoggiare su diritti riconosciuti quali coordinate di appartenenza. Infatti, come scrive Dahrendorf : “le chance di vita hanno senso soltanto quando le opzioni rimangono inserite in coordinate di solidarietà, di appartenenza e di comunanza. Se la società si disgrega e subentra l’anomia, tutte le possibilità di scelta scompaiono. Se tutto ha lo stesso valore, vuol dire che tutto diventa indifferente”.

Bibliografia

• AA.VV., Costume e morale, Koss, Edizioni San Raffaele Milano, XXVI, 270 marzo-aprile 2009;
• A cura di Anne – Marie Esnoul, Bhagavadgita, Adelphi 1976;
• R. Dahrendorf, Libertà attiva – sei lezioni su un mondo instabile, Laterza 2003;
• M. Haidegger, Essere e tempo, Longanesi 2005;
• F. Perrini – C. Vurro – CSR Reporting in Italia: dalla rendicontazione alla creazione di valore, 77-90 E &M. SDA-Bocconi, Etas 4/2009.

 
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